Il Direttivo Clenad 2026 ha pubblicato il Rapporto sulle attività svolte nel corso del 2025
In estrema sintesi, il 2025 è stato per CLENAD Italia un anno di consolidamento e rilancio, segnato da una forte attività istituzionale, dalla tutela concreta degli END e da un progressivo rafforzamento della presenza italiana nelle istituzioni europee.
Sul piano operativo, il Clenad ha intensificato il dialogo con le istituzioni UE e con il sistema Italia, affiancando all’attività di rappresentanza un’azione di supporto su questioni pratiche e giuridiche, in particolare sul fronte fiscale.
Parallelamente, il lavoro di networking e coesione tra gli END italiani è stato rafforzato attraverso iniziative informali e importanti momenti di confronto dedicati.
Sul fronte statistico si evidenzia un aumento complessivo degli END in servizio, con una maggiore concentrazione nella Commissione europea e una lieve apertura verso una composizione più diversificata per amministrazioni di provenienza.
In particolare, nel 2025 il sistema END italiano ha mostrato una tenuta complessivamente buona ma con segnali di criticità strutturali sul fronte delle candidature.
I bandi restano numerosi, ma candidature ricevute e trasmesse all’UE calano rispetto al 2024, confermando un disallineamento tra domanda europea e capacità del sistema nazionale di alimentare un bacino competitivo di candidati.
Sul piano quantitativo, gli END italiani in servizio aumentano da 216 a 228, tornando su livelli molto elevati e vicini al picco storico del 2018. La crescita si accompagna a una maggiore diversificazione delle amministrazioni di provenienza, pur con la netta prevalenza delle amministrazioni centrali.
Resta forte il peso dei comparti sicurezza e difesa, ma emergono anche incrementi in aree più trasversali come MAECI, MEF, autorità indipendenti, enti locali e ricerca. Anche la presenza femminile migliora leggermente, pur restando minoritaria e ancora sbilanciata in diversi ambiti operativi.
Sul versante delle destinazioni istituzionali, la Commissione europea si conferma il principale polo di distacco, con un rafforzamento netto rispetto al 2024. Il calo negli altri organismi indica una redistribuzione verso le sedi più centrali del policy-making europeo, segnale positivo per il posizionamento strategico dell’Italia nelle istituzioni UE.