Il 7 febbraio 2017 alle 18:30 presso il Parlamento Europeo a Bruxelles si è tenuta la presentazione del Rapporto delle attività degli END Italiani 2016, curato dal Direttivo del Clenad Italia, avente per tema principale l'azione amministrativa in una prospettiva europea e il ruolo degli Esperti Nazionali Distaccati.

Il Presidente del CLENAD Italia Giuseppe Spera ha aperto i lavori, dando la parola per il benvenuto all'europarlamentare Herbert Dorfmann che ha ribadito il ruolo fondamentale che gli END possono rappresentare per le autonomie locali quali ambasciatori dell’Italia nell’amministrazione europea, auspicando che al loro rientro nelle amministrazioni di provenienza svolgano il ruolo di “amministratore dell’Europa a casa propria”. Ha inoltre evidenziato la necessità di una riflessione su come incoraggiare sistemi di avanzamento di carriera per coloro che hanno fatto esperienza all’interno delle Istituzioni europee. Secondo Dorfmann, infatti, oggi più che mai è cruciale conoscere il funzionamento dell’amministrazione europea per operare ad alti livelli.

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Herbert Dorfmann, membro del Parlamento europeo.

Dorfmann ha aperto il suo intervento definendo il ruolo degli END sotto un duplice aspetto: da una parte ambasciatori dell'Italia nell'amministrazione europea e dall'altra ambasciatori d'Europa a casa propria. Ha poi proseguito ponendo l'accento sulla limitata rappresentanza di END provenienti da enti locali tra il contingente italiano attualmente in distacco, con l'auspicio che questo aspetto diventi per le amministrazioni locali un ambito su cui lavorare tenendo allo stesso tempo presente anche l'aspetto relativo al rientro dovrebbe essere tenuto in alta considerazione.

Dorfmann ha sottolineato come sarebbe indispensabile per chi oggi siede ai massimi livelli nelle amministrazioni locali aver avuto un periodo di permanenza e di lavoro a Bruxelles. Ha poi concluso il suo intervento con la proposta che i periodi di permanenza all'estero e in particolare l'esperienza degli END possa essere introdotto come un requisito valutativo ai fini delle progressioni di carriera.

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Giuseppe Spera - Presidente del direttivo Clenad Italia, Esperto Nazionale distaccato presso, presso la DG MARE della Commissione europea proveniente dalle Capitanierie di Porto e guardia Costiera e attualmente in distacco.

Spera dopo i sentiti ringraziamenti ai relatori presenti al dibattito e alla provincia di Trento per il patrocinio concesso, ha illustrato i contenuti del Rapporto annuale END 2016. In particolare, ha evidenziato i profili di collegamento tra il tema della capacità amministrativa, oggetto del rapporto 2016, e quello dell'attuazione del Dpcm 184/2014, trattato nel precedente rapporto annuale. Spera ha posto l'accento sull'interesse non solo a livello nazionale ma anche Unionale del tema della capacità amministrativa. Proprio a livello Unionale sono previsti importanti investimenti a favore della capacità istituzionale e dell’efficienza delle pubbliche amministrazioni e dei servizi pubblici (a tutti i livelli di governo) finalizzati ad attuare riforme, a elaborare un quadro normativo più efficace e a conseguire una buona governance. In questo contesto, la figura dell'esperto distaccato nazionale si pone come elemento determinante nel processo di implementazione della capacità amministrativa attraverso l'esperienza maturata presso le istituzioni europee.

Spera si è poi soffermato sull'attività svolta da CLENAD Italia, in stretto contatto con la Rappresentanza Permanente presso l'Unione Europea, focalizzando l'attenzione sulle riunioni semestrali dei focal points in cui, di concerto con i rappresentanti della PA italiana, vengono trattati i temi d'interesse dell'END. A tale riguardo, il Clenad Italia ha accolto con estremo favore l'impegno preso dal Dipartimento della funzione pubblica di predisporre un atto rivolto a tutte le amministrazioni pubbliche, compresa l'Università e gli istituti di ricerca di dare una concreta valorizzazione delle professionalità acquisite con l'esperienza di esperto distaccato. Da ultimo, Spera ha annunciato l'apertura online del sito CLENAD Italia evidenziando l'importanza che lo stesso avrà sia in termini di aggiornamento delle tematiche relative agli END sia in termini di supporto informativo a tutti i dipendenti della PA che intendono presentare la propria candidatura per una posizione END. Al termine del suo intervento, ha rivolto un sentito ringraziamento a tutti i membri del direttivo per l'impegno profuso.

La parola è poi passata a Carlo Mochi Sismondi, Presidente di Forum PA. Sismondi ha esordito affermando che “non c’è altro modo per cambiare i comportamenti che investire sulle persone”. Ha proseguito mettendo in evidenza come il 2017 per la Riforma Madia rappresenti l'anno del bivio: la prima via potrebbe essere rappresentata dall'approccio del “non fare”, quello che lui chiama approccio della  “Burocrazia difensiva”. La seconda sarebbe adottare un approccio nuovo, quello dello “Stato partner”, che implica promuovere riforme efficaci, in grado di creare valore pubblico. Questo secondo avrebbe bisogno d'investimenti, d'investimenti sulle persone perché queste “sono le gambe su cui l’amministrazione può camminare”. Sismondi invita gli END a far parte di questo secondo approccio e farsi portatori del cambiamento, del diverso modo di agire che hanno vissuto e respirato nelle istituzioni europee.

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Carlo Mochi Sismondi, Presidente Forum PA.

Mochi Sismondi ha inquadrato l'evoluzione normativa della pubblica amministrazione italiana nell'ultimo trentennio e sul ruolo che in queste riforme è stato dedicato al capitale umano. Per Mochi Sismondi il 2017 rappresenta l'anno del bivio tra due direzioni. La prima è la strada della burocrazia difensiva che vive sul paradigma che solo non facendo non si fanno errori (meglio raccogliere 100 pareri prima di avviare l'innovazione; ad esempio la riforma del codice degli appalti ha causato un calo degli appalti ad un terzo rispetto a prima). La seconda direzione è dettata dallo Stato partner: serve un’amministrazione nuova che riconosca che lo Stato deve muoversi in un paradigma di rete, fare da guida ed abilitare la società ad un modello partecipativo. Questa direzione richiede riforme (il contratto nazionale dei dipendenti pubblici ad esempio è bloccato da anni). Perché il paese è fermo. Di riforme CMS ne ha viste parecchie, avendo partecipato in diverse vesti agli ultimi 18 governi. L'ultima, quella della ministra Madia. La riforma, che va verso il 20 decreti attuativi 15 dei quali approvati, tra cui silenzio assenso, il riordino degli enti di ricerca, il sistema anti-corruzione, la riforma Corpo Forestale etc., di cui alcuni sono fermi, ad esempio sulla dirigenza sanitaria e sulle partecipate, è in fondo una buona riforma.

Tuttavia, dai sondaggi posti ai dipendenti pubblici su cosa pensassero che la riforma comportasse, i risultati sono sconfortanti: il 70% dice che mancano gli indirizzi completi, il 27% crede a una rivoluzione negli effetti ma una percentuale significativa, che va dal 52 al 40% a seconda di come si aggregano gli indici, pensa che la riforma non avrà nessun effetto sul paese. Dei mille dipendenti interrogati, il 37% dice che non cambierà niente nella PA. Mochi Sismondi invece pensa che la riforma Madia sia ottima nell'impianto, ma affetta da errori simili alle precedenti che sono fallite: si basa sull' efficienza piuttosto che sull'efficacia, è fatta nell'ottica del risparmio ed invece dovrebbe basarsi sul concetto economico secondo cui si produce valore se non si producono sprechi. D’altra parte nessuna riforma ha mai guardato perché le precedenti hanno fallito. Il piano della riforma Madia era ben congegnato nei principi fondamentali; quando è partito il progetto, nel 2014, si diceva che bisognava ripartire dalle persone. Purtroppo però il riformatore pensa di fare tutto tramite le norme quando invece si sarebbe dovuto puntare sulle persone, sulla loro formazione, sul loro coinvolgimento: bisogna investire sulle persone. Al contrario, questa riforma, ed anche le altre che hanno fallito, è stata accompagnata dalla necessità d’invarianza finanziaria, pur sapendo che non si può fare una riforma senza investire. Mochi Sismondi sostiene in sintesi che oggi non si deve prendere la direzione della burocrazia difensiva ma scegliere di essere una burocrazia orgogliosa, e per far ciò abbiamo bisogno di investimenti più che di norme perché più norme ci sono e più ce n'è bisogno, più adempimenti formali sì richiedono e più ancora ne richiamano. Oggi non è più il tempo di norme ma di manuali, non è più tempo di carte ma di cassetta degli attrezzi. E la pubblica amministrazione deve vincere la battaglia dal suo proprio interno. Per questo gli esperti nazionali distaccati debbono essere la punta di diamante dell'amministrazione pubblica perché una PA che non accetta la diversità è morta. Infine oggi è il momento delle sfide globali che richiedono amministrazioni capaci, su cui le sfide globali possono correre e realizzarsi, guidate da persone motivate e preparate ai cambiamenti.

Nel suo intervento Mauro Gilmozzi, Assessore alle infrastrutture e all’ambiente della Provincia autonoma di Trento, ha sottolineato la natura globale delle sfide odierne. Queste ci impongono di non rimanere chiusi nei limiti della nostra esperienza locale, occorre “andare oltre” adottando sempre più una prospettiva europea e transnazionale. Gilmozzi ha poi proseguito sostenendo che la pubblica amministrazione non dovrebbe giocare in difesa ma essere propositiva e innovativa. A questo proposito porta l'esperienza della Provincia autonoma di Trento che ha voluto darsi attraverso il "Piano strategico per la pianificazione e lo sviluppo del capitale umano" una visione innovativa e formalizzata alla gestione delle risorse umane mettendole al centro di un progetto di investimento e di sviluppo che tocca le componenti fondamentali delle sfide del nostro tempo: la trasformazione digitale, l’age management ed il ricambio generazionale, lo smart-working e la promozione di nuove forme di leadership.

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Mauro Gilmozzi, Assessore alle infrastrutture e ambiente della Provincia autonoma di Trento.

Dopo i ringraziamenti a coloro che hanno reso possibile la realizzazione dell'evento, l'assessore Gilmozzi, agganciandosi all'intervento di Mochi Sismondi, ne premette questa significativa riflessione: oggi la pubblica amministrazione sta vivendo un tempo assolutamente nuovo perché a livello nazionale, regionale ed ancora più locale si stanno utilizzando i poteri locali per affrontare problemi globali quali l'ambiente, le migrazioni e le crisi finanziarie. Questo significa, innanzi tutto, che occorre riconoscere che negli ultimi vent’anni lo Stato non può più essere dappertutto e, inoltre, che la burocrazia deve trovare nuove strade per affrontare le recenti emergenze. I cittadini, infatti, accusano i poteri politici – sia centrali sia locali – di essere responsabili di problemi irrisolti, ma in alcuni casi sono gli stessi poteri a sfuggire le grandi questioni, in quanto non hanno né i mezzi per occuparsene né gli strumenti per risolverli. L’assessore propone ed auspica una riforma delle responsabilità che preveda un passaggio dalla responsabilità individuale alla responsabilità di gruppo, includendo, ad esempio, la responsabilità di istituti come la Corte dei Conti in grado di indurre nella PA un atteggiamento difensivo.

L’assessore, inoltre, vede la necessità di costruire delle infrastrutture che aiutino i cittadini: la PA dovrebbe infatti iniziare a collaborare di più con il cittadino, ritrovare entusiasmo, concentrarsi sul progetto più che sulle norme. La Provincia di Trento può portare a proprio esempio il "Piano strategico per la pianificazione e lo sviluppo del capitale umano", un progetto che coniuga sviluppo e benessere individuando cinque domini strategici a loro volta suddivisi in sottodomini in cui si declinano i concetti di programmazione, controllo e organizzazione. Il Piano comprende i seguenti ambiti strategici: i) la trasformazione digitale: servono professionalità aggiornate per temi come i Big Data, con lauree specifiche che oggi ad esempio vengono sviluppate in collaborazione con l'Università di Trento; ii) l'età media crescente dei pubblici amministratori: anche se parallelamente si è estesa l'età della giovinezza, nella PA manca la generazione Y e quindi servono nuovi contratti di assunzione per i giovani; iii) lo smart working: l’organizzazione intelligente del lavoro come razionalizzazione degli spazi, l’investimento sulla funzione e formazione europea, come ad esempio gli END, che costruiscono le dinamiche per gestire al meglio la complessità e globalità dell’amministrazione in Italia. L’assessore conclude affermando che un livello elevato di capitale umano è indispensabile non solo per la competizione, ma soprattutto per la pubblica amministrazione locale, in modo che questa possa così assumere la guida della comunità nelle sfide globali.

L'evento è proseguito con l'intervento del Rappresentante Permanente d’Italia presso l’Unione Europea, Maurizio Massari, che ha posto l'accento sul lavoro che le amministrazioni italiane stanno portando avanti al fine sia di aumentare il numero di esperti nazionali distaccati, sia nell'identificare posizioni strategiche di distacco e di rientro in Italia. Per Massari si tratta di "collocare gli END nelle istituzioni più rilevanti per l'Italia, tale obiettivo richiede una strategia articolata in tre fasi: la programmazione delle posizioni interessanti; il reclutamento e infine l’incentivo per gli END al momento del rientro. Per organizzare questa strategia è indispensabile che si crei una situazione fertile di incontri tra la Rappresentanza italiana e gli END, anche tramite i focal points gestiti dal MISE.".

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Maurizio Massari, Rappresentante Permanente d’Italia presso l’Unione Europea.

L'ambasciatore Massari nel sottolineare l'importanza del tema della capacità amministrativa, ha posto l'accento sul ruolo determinante svolto da coloro che con la loro attività assicurano il funzionamento delle istituzioni. L'Italia quale Paese fondatore dell'Unione Europea è uno dei suoi massimi finanziatori anche in termini di capitale umano. L'ambasciatore ha evidenziato come la presenza degli esperti nazionali distaccati consente di acquisire expertise da riportare all'rientro al fine di migliorare la capacity building italiana. Le capacità individuali e la visione italiana danno beneficio alle istituzioni europee, in uno scambio di reciproca utilità. Proprio quella della visione italiana all'Europa, che si manifesta e concretizza tramite le mansioni dei rappresentanti italiani, compresi gli END, è un prezioso contributo per la visione futura dell’Europa.

Un ulteriore aspetto da considerare riguardo agli END è la strategia che può essere messa insieme per migliorare la loro presenza in Europa in termini di numero e in termini qualitativi. Si tratta di collocare gli END nelle istituzioni più rilevanti per l'Italia, tale obiettivo richiede una strategia articolata in tre fasi: la programmazione delle posizioni interessanti; il reclutamento e infine l’incentivo per gli END al momento del rientro. Per organizzare questa strategia è indispensabile che si crei una situazione fertile di incontri tra la Rappresentanza italiana e gli END, anche tramite i focal points gestiti dal MISE.

Sono seguiti gli interventi del ministro plenipotenziario, Vice Direttore Generale per l’Unione Europea, Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Fabrizio Bucci, del Dirigente relazioni internazionali del dipartimento della funzione pubblica Stefano Pizzicannella e della presidente del CLENAD International Sylvia Binger. Bucci si è soffermato sulla questione della valorizzazione dell’esperienza di distacco al rientro in Italia. A fronte di una dura selezione che l’END deve superare per essere scelto dagli uffici delle Istituzioni UE, le difficoltà maggiori riguardano la fase del ritorno in Italia e ha illustrato il percorso che l'Italia sta portando avanti in questo senso dopo l'adozione del DPCM 184 del 2014. Pizzicannella ha inoltre annunciando che il Dipartimento della Funzione pubblica è al lavoro per rendere operativo l'articolo 9 del DPCM 184 "Valorizzazione dell'esperienza maturata" in maniera tale che si possa arrivare a linee guida che coprano tutte le amministrazioni distaccanti. Sylvia Binger ha poi illustrato il ruolo e le attività portate avanti dal Clenad internazionale.

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Fabrizio Bucci, Vice Direttore Generale per l’Unione Europea e Ministero degli esteri e della cooperazione internazionale.

Bucci, nel sottolineare l'importanza degli END quale grande risorsa per il sistema Italia si è soffermato sulla questione della valorizzazione dell’esperienza di distacco al rientro in Italia. A fronte di una dura selezione che l’END deve superare per essere scelto dagli uffici delle Istituzioni UE, le difficoltà maggiori riguardano la fase del ritorno in Italia. La sfida del MAECI è, secondo il VDG Bucci, quella di far si che l'amministrazione pubblica italiana riesca a sfruttare appieno, come miglior investimento, l’istituto del distacco presso le Istituzioni UE come uno degli strumenti più efficaci della politica europea dell’Italia. Infatti, circa l'ottanta per cento della legislazione nazionale è di derivazione comunitaria, il confine tende un po' a sparire oggi tra Italia ed Europa, molti ambiti si sovrappongono.

Pertanto, è giusto l’investimento nell’END da parte di un’amministrazione, ma è anche importante che esso venga valorizzato al rientro presso l’Amministrazione italiana di appartenenza. Il MAECI, a questo fine, ha istituito la banca dati degli END, alla quale lavora in collaborazione con il Dipartimento delle politiche europee e il Dipartimento della pubblica amministrazione in incontri periodici. La valorizzazione dei distacchi presso l’UE è un processo ormai avviato, che sta dando già i primi frutti in termini di modernizzazione e di gestione delle politiche europee da parte della Pubblica Amministrazione italiana, rendendo più efficienti quegli Uffici e Servizi che sanno come utilizzare i propri dipendenti alla fine della loro esperienza europea.

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Stefano Pizzicannella - Dirigente Relazioni internazionali Dipartimento della funzione pubblica.

L'intervento di Pizzicannella si apre con i saluti della ministra Madia e del Capo del Dipartimento della funzione pubblica Pia Marconi che per impegni legati alla riforma non sono potute intervenire. Il tema della capacità amministrativa e della riforma sono importanti, così come è importante l'implementazione delle riforme. La valorizzazione del capitale umano è elemento essenziale dell’implementazione; a maggior ragione nei casi di riforme a costo zero sono le risorse umane quelle su cui basarsi. La mobilità europea è uno dei mezzi più efficaci per l’accrescimento professionale personale, è infatti vero che l’elemento della mobilità è un’esigenza avvertita a tutti i livelli nell'amministrazione pubblica. Il Dipartimento della funzione pubblica presidia i processi di mobilità (ad es. nella riforma Madia ci sono misure che riguardanoi il personale degli enti di ricerca). Il sistema istituito dall'articolo 32 novellato nel 2012 e dal relativo decerto decreto attuativo funziona, per la mobità degli END, tramite i focal points, la banca dati, la cui alimentazione corretta porterà beneficio a tutte le fasi del percorso degli END, partendo dalle candidature mirate.

Questi obbiettivi poggiano sulla proficua collaborazione tra MAECI e Presidenza del Consiglio dei Ministri (Dipartimento della funzione pubblica e Dipartimento per le politiche europee). Pizzicannella riconosce che l'articolo del decreto attuativo per la parte dedicata alla valorizzazione di coloro che rientrano non è così dettagliato come quelli che riguardano la disciplina delle fasi di selezione e distacco; infatti annuncia che è in cantiere un atto rivolto alle pubbliche amministrazioni che faciliti sia il sostegno agli END sia il ruolo degli amministratori , che, come sottolineava Mochi Simondi, a volte di fronte all’ignoto rimangono fermi. Pizzicannella invita il CLENAD Italia a partecipare proprio fornendo indicazioni sulle modalità di rientro sperimentate degli END. E’ un processo da costruire, di cui una fase post-decreto è ora in cantiere. Pizzicannella si congratula con il Clenad per la messa online del sito e lo invita a porsi come interlocutore delle direzioni che si occupano, all'interno del Dipartimento della funzione pubblica, degli END, mettendo a disposizione le conoscenze acquisite e i dati raccolti.

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Sylvia Binger – Presidente del CLENAD International, Esperto Nazionale distaccato presso il Parlamento europeo.

Binger apre il suo intervento ringraziando per l'opportunità di essere qui e vedere come funzionano le sezioni nazionali Clenad. Binger passa a descrivere i ruolo e le attività portate avanti dal Clenad Internazionale nell'ultimo anno. Il Clenad Internazionale ha portato avanti una survey tra tutti gli END attualmente in distacco, l'analisi dei dati è tutt'ora in corsa ma si può anticipare che la stragrande maggioranza dei partecipanti considera l'esperienza nelle istituzioni europee in maniera positiva sia dal punto di vista professionale che personale, una volta terminata l'analisi dei dati sara' cura del Clenad International darne diffusione in maniera tale che possano essere considerati uno spunto per la realizzazione di percorsi strategici e di valorizzazione della figura dell'END.

La Presidente prosegue illustrando il percorso fatto con la Vice-Presidente Giorgieva, che ha incontrato una delegazione del Clenad Internazionale. La Vice-presidente Giorgieva ha presidente ha riconosciuto l'importanza dell'istituto dell'END e il fatto che seppur per un periodo limitato di tempo, anche se non legalmente riconosciuti come tali, sono di fatto parte dello staff delle Istituzioni europee. Dopo le dimissioni della Vice-presidente, il Clenad Internazionale sta lavorando per poter proseguire il dialogo con il Commissario Oettinger.

Nel dibattito con il pubblico sono stati affrontati il problema della mancanza di mobilità nel pubblico impiego e la volontà da parte di EX END di contribuire allo sviluppo delle future linee guida sulla valorizzazione del percorso fatto. Dal dibattito sono inoltre sono scaturite alcune idee che il Clenad Italia porterà avanti nel prossimo futuro: una raccolta di worst practices e una associazione Italiana ex-END con il compito di continuare a mettere a disposizione del sistema Italia le competenze acquisite. 

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Prima domanda dal pubblico: un’ex END della Task Force END al CNR chiede quali passi si sono fatti per la valorizzazione dell’END al suo rientro.

Risposta di Stefano Pizzicannella: i lavori si svolgono su due punti, senza anticipare tanto i dettagli, che scaturiranno dalle varie esperienze, tra cui quelle raccolte dalla task force. Ammette che l'articolo 9 del decreto è poco definito, tanto che le amministrazioni non hanno ora strumenti uniformi e indicazioni generali per la valorizzazione degli END. Ribadisce che l'interrelazione tra l'articolo 32 e il decreto renderà fattibile la valorizzazione. In più coglie l'occasione per parlare della mobilità in Italia: la mobilità è forse vista come monolitica da parte degli END, che rappresentano tante provenienze in un unico istituto fuori dall’Italia, mentre di fatto la realtà italiana è quella di una mobilità variegata e differenziata.

La vice presidente CLENAD Italia, Angela Guarino, lancia l'idea di un’associazione di ex END, in modo da mantenere l'identità acquisita durante la permanenza in Europa anche al rientro in Italia e continuare a fornire un punto d'unione tra Bruxelles e l'Italia.

Seconda domanda: da parte di un ex Presidente del Clenad Itlalia, Gianluca Quaglio, chiede approfondimento e commento sul fatto che, nonostante tutti i tentativi di riforma della pubblica amministrazione, nessuno abbia guardato agli errori delle riforme precedenti fallite (intervento di Sismondi). Eppure gli errori non sono probabilmente simili a quelli passati.

Risponde Sismondi: le amministrazioni pubbliche di solito ed in generale misurano poco, non ci sono dei veri e propri strumenti o risultati di un assessment. Inoltre, Sismondi sottolinea che la mobilità, di fatto, non esiste nella nostra pubblica amministrazione, si rimane addirittura spesso sulla stessa posizione dall'inizio dell’incarico fino alla pensione. Quindi invita gli END, che sono coloro che si sono “mossi” dall’Italia, ad agire. Conclude dicendo che, a furia di garantire qualunque cosa, la pubblica amministrazione si è ingessata: non si può investire, non si può premiare né punire, non si sposta nessuno, non si licenzia né si assume.

L'evento si è concluso con l'augurio da parte di Mochi Sismondi che gli END, una volta tornati in Italia, possano "essere lievito" e possano essere "phon, un phon in grado di scongelare una PA sempre più congelata in cui nessuno entra e pochi e con difficoltà escono, in cui non si premia e non si punisce, in cui non ci si sposta, trasformando il proprio posto di lavoro in una nicchia a misura, da cui si esce solo per vecchiaia".

L'evento è stato moderato da Angela Guarino, vice presidente del Direttivo del Clenad Italia, esperto nazionale distaccato presso il Segretariato Generale della Commissione europea, servizio per l'assistenza alle riforme strutturali proveniente dall'Agenzia Regionale per le Politiche attive del lavoro della Regione Autonoma della Sardegna.